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Prefazione
Alla lettura dello studio del dott. Perri, molte sono le considerazioni da fare. Le prime
impressioni di un cristiano che ami la verità più di ogni personale
convinzione o dogma, sono di profonda rivelazione, come se gli stessi
principi impressi nel suo DNA spirituale gli venissero, adesso, spiegati in
maniera elementare, chiara e inconfutabile.
La sua identità di figlio di Dio gli viene
meglio svelata, e la sua essenza ridimensionata su più ampia scala,
attraverso la spiegazione del vero evangelo, quello che Gesù
aveva inteso portare. Non è, infatti, lo stesso cibo a cui alcuni sono ormai
assuefatti, spesso propinato come minestra riscaldata dai farisei di oggi,
come per rasserenare con cure palliative il bisogno interiore dell’uomo.
Trattasi, questo, di nutrimento senza sostanza, digerito quotidianamente in
una realtà fatta di dominio delle tenebre in molti ambiti della dimensione
umana, che nulla produce e nulla rinnova.
Questo studio è invece pane di vita e fonte
di rivelazione piena ed abbondante. L’evangelo viene, attraverso di esso,
visto nella sua interezza e non come messaggio di facciata, che scrosta solo
superficialmente la corazza dell’uomo che lo riceve, lasciando retaggi,
malcostumi e pregiudizi come eredità latente. Esso è rinnovamento, produce
potenza e forza, e parte dall’uomo per giungere fuori da lui, toccare la sua
casa, la sua famiglia, il sociale e la politica.
Attraverso questo studio, il vero
cristiano, quello che ama la parola azzima e non si lascia indottrinare da
ingannevoli ideologie astensioniste e separatiste, non può non sentirsi
liberato dagli schemi religiosi che fino a quel momento lo avevano
imprigionato.
Un mondo si apre davanti ai suoi occhi,
nuove prospettive si aggiungono alla sua missione e la sua visione si
amplifica come se dei paraocchi, delle scaglie spirituali si staccassero,
lasciandolo libero di considerare tutte le potenzialità e l’importanza della
propria presenza nel mondo.
Il cristiano, se solo si ferma a valutare
lo studio, ampiamente corredato di riferimenti biblici, riesce a riacquistare
la dignità di figlio di Dio che gli era stata rubata da un inganno satanico.
Nato per regnare e non per lasciarsi condizionare e imprigionare da una
cultura alla quale non vuole e non sente di doversi conformare, egli è libero
di manifestarsi in ogni ambito relazionale e di conquistare coraggiosamente
ogni cosa a Cristo.
L’idea erroneamente trasmessa che egli
debba soggiacere passivo allo spirito del presente secolo, potendo
contrastarlo esclusivamente nella falsa dottrina che propina, finalmente
decade, e nuovi orizzonti si schiudono.
Il raggio d’azione e l’impatto salvifico
del cristiano viene ampliato e la sua azione potente nel sociale, nella
politica ed in ogni ambito egli voglia inserirsi per regnare, gli fanno
acquistare la nuova e maggiore consapevolezza di poter spandere il dominio
della Parola di Dio ovunque, audacemente, egli desideri manifestarsi.
Finalmente, il messaggio dell’evangelo
nella sua interezza si schiude, affinché la sua azione salvifica si possa
spandere in ogni settore come un balsamo. Sembra che un soffio vitale
procedente da questa potente rivelazione, possa finalmente, servendosi di
cristiani consapevoli e volenterosi compunti dalla verità, toccare sanando
ogni aspetto della nostra società odierna, vittima e involontariamente
carnefice.
Chiuso e frustrato da schemi religiosi
inculcatigli, il cristiano è, fino a questo momento, inerme e ingannato da un
cristianesimo di facciata. Si rifugia nella propria comunità a pregare, ma
tornando a casa si nasconde impaurito, come trovandosi su una barca in
tempesta che non riesce a controllare, alla mercé
delle intemperie prodotte dai fragorosi flutti ora della cultura laica, ora
della santità portata al paradosso.
Essendo sballottato in ogni ambito, nel
luogo di lavoro, nella società, si sente sdoppiato e rassegnato a vivere in
un mondo che lo spaventa. Non trova coerenza tra il proprio credere interiore
e l’atteggiamento stesso che egli tiene fuori dall’ambiente cristiano.
Al di fuori della propria comunità, ha la
forza per parlare del proprio credo, ma nel pratico si scontra con una realtà
che lo emargina, lo ghettizza, lo paralizza. Sentendosi troppo solo e debole
per combattere, desiste. Unica consolazione per lui, la speranza di un mondo
dove le leggi che ama, del Regno di Dio, saranno finalmente applicate. Che
immagine desolante di un cristianesimo che si professa già sconfitto in
partenza!
Ma quando egli giunge a leggere lo studio e
si accosta ai passi biblici illustrati, con l’umiltà dovuta, si vergogna di
aver posto il proprio talento sotto la sabbia, e di aver inerme atteso il
nostro Signore ed il Suo quasi aleatorio Regno.
Una forza scaturisce da nuove convinzioni
cristiane. Esse ci spingono ad uscire coraggiosi, volendo proclamare la
signoria di Cristo in ogni ambito e nel presente, non più sopportando le
catene di paura e di oppressione dei nemici di Gesù,
che, come spiega lo studio, non sono solo religiosi, ma culturali e politici.
L’azione pragmatica del cristiano è il suo
biglietto da visita, molto più di tanti discorsi persuasivi. La testimonianza
di una vita rinnovata porta beneficio ovunque egli diffonda la propria
influenza, come quel fiume di cui parla la Bibbia, che sana tutto ciò che
tocca. E nulla gli è precluso, perché tutto invade, rompendo gli argini di
ogni pregiudizio.
Questa è la meravigliosa missione di noi
cristiani, quella che intendeva nostro Signore, quando diceva di uscire e spandere
il Suo profumo ovunque.
E il Suo buon odore deve toccare le
istituzioni e la politica attraverso una Chiesa unita nella sua
manifestazione. Una Chiesa che rimane coerente in ogni ambito. Una Chiesa che
predichi l’integrità ma che non tema di impelagarsi nelle sporche questioni
sociali o di governo. Se esse lo sono ancora, sporche e corrotte, è perché
solo pochi, coraggiosi cristiani hanno finora voluto portare Cristo ed il suo
messaggio dove nessuno voleva avvicinarsi.
Tale atteggiamento astensionista, sembra
essere prerogativa soprattutto di coloro che si dicono credenti in Italia.
Non ci si chiede, però, come mai, in tanti Stati del mondo, queste barriere
sataniche sono state abbattute da decenni ed il cristiano è giunto a pregare
pubblicamente Gesù Cristo prima di aprire le
sessioni parlamentari che presiede. Cosa fa risiedere i cristiani italiani,
in tale retrograda e ribelle posizione?
Forse la troppo comoda posizione di alcuni
credenti, li induce a crogiolarsi con la testa sotto la sabbia? Essi si
dicono troppo santi per potersi immergere nella minestra e quindi darle
sapore, per paura di sporcarsi quindi rimangono nella saliera e attendono. Ma
contraria visione ebbe Gesù, che mai si spaventò
che la Sua santità potesse venire sporcata da pubblicani o prostitute, e che
mai temette di dichiarare di essere Re e di essere nato per questo.
Dichiarazione questa, come ben chiarisce lo
studio, squisitamente politica, che lo avrebbe reso cosi impopolare
soprattutto tra i religiosi di oggi, e tra coloro che vedevano minacciata la
loro elitaria posizione.
Ma noi, come Gesù,
non ci spaventiamo di essere soli o perseguitati e vogliamo essere tra
quelli, invece di cui parla il capitolo 5 di Giudici, al versetto 13:
<<…Allora scese un residuo, alla voce dei nobili scese un popolo, il
SIGNORE scese con me fra i prodi…Presso i ruscelli di Ruben, le decisioni
furono coraggiose!>>
E mai vogliamo che Dio, chiedendoci conto
di come abbiamo amministrato e combattuto per il Suo Regno in mezzo a questa
cultura malvagia, possa dirci come nel sovracitato
passo <<…16 Perché sei rimasto fra gli ovili, ad ascoltare il flauto
dei pastori? Presso i ruscelli di Ruben, le decisioni furono coraggiose! 17 Galaad non ha lasciato la sua dimora oltre il Giordano; e
Dan, perché si è tenuto sulle sue navi? Ascer è rimasto presso la riva del mare e si è riposato
nei suoi porti.>>
Vogliamo invece ricevere la lode ed il
premio eterno di <<…18 Zabulon è un popolo
che ha rischiato la vita, così pure Neftali, sulle
alture della campagna. 19 I re vennero, combatterono; allora combatterono i
re di Canaan a Taanac,
presso le acque di Meghiddo; non ne riportarono un
pezzo d’argento. 20 Dai cieli si combatté: gli astri, nel loro corso,
combatterono contro Sisera.>>
I re, appunto, combatterono e con loro, dal
cielo, Dio!
Il vero cristiano, ci insegna lo studio,
deve assumersi la responsabilità del Regno, rappresentando, nella sua azione,
una minaccia concreta per il potere precostituito di satana e per i sui
servi, che ci vorrebbero chiusi nelle nostre chiese, intimoriti a tirar fuori
il naso. Una minaccia, anche, contro questa diffusa cultura umanistica,
contro la politica dei personali interessi, contro la dottrina del laissez faire, laissez passer. Non certo
quella economica, nella quale non entriamo in merito, bensì quella del non
interventismo, che di cristiano ha solo l’aspetto ma ne ha rinnegato la
sostanza.
S C A R I C A I L L I B R O I
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dott. Perri Gilberto
Fondatore del Movimento PA.C.E. - 1995
