Il Vino Greco di Bianco

Il romanziere svizzero Joseph Victor Widmann, nella seconda metà dell’Ottocento, in un volume dedicato al suo viaggio in Calabria scrisse: «In genere in Calabria non si può tener conto della propria dieta. I cibi vengono preparati per bene. Però il vino! Mai durante i miei viaggi ne ho bevuto di migliore.>>

Non a caso la Calabria veniva anticamente chiamata dai greci Enotria, terra del vino. Tale termine viene utilizzato in modo inappropriato per indicare tutta l’Italia. Ad abitare la nostra meravigliosa terra, sin dall’era preellenica, furono infatti gli Enotri, (coltivatori di vite) e gli Itali che occupavano la parte compresa tra il golfo di Sant’Eufemia e quello di Squillace. A regnare era il mitico Italo, re dell’Enotria. Fu in suo onore che a questa regione venne dato il nome di  Italia, appellativo esteso poi a tutta la penisola.

Il Greco è un vino che proviene da un vitigno molto particolare, un passito dotato di eccezionali finezze organolettiche, oggi di Denominazione di Origine Controllata.

E’ritenuto il vino più antico d’Italia, insieme al Moscato di Siracusa. Pare che il primo tralcio sia arrivato in Calabria, a Bianco, importato già nel VII secolo A.c. (27 secoli fa!) quando alcuni coloni della Locride, un antica regione della Grecia centrale, sbarcarono nei pressi del promontorio Zefirio, oggi Capo Bruzzano.

Il mito vuole che il vino prodotto da tali vitigni abbia dei particolari poteri rigeneranti sia a livello fisico che mentale. Si narra ad esempio che nella battaglia di Sagra, combattuta tra Locresi e Crotonesi,  vinsero i primi, anche se in netta  minoranza, solo per aver bevuto il Greco che diede loro forza fisica e infuse coraggio. Nel corso dei secoli, tale vino venne richiesto per presenziare tutte le tavole aristocratiche romane, e le sue proprietà, anche afrodisiache, furono ampiamente decantate: ne rimane memoria in un iscrizione muraria rinvenuta a Pompei. Verso fine ottocento, epoca più recente alla nostra, venne testimoniato che un medico lo prescrisse come ricostituente ai malarici. E ancora, a testimonianza della fama di tale vino, abbiamo le citazioni di Virgilio e di Plinio il Vecchio che lodarono tale bevanda dolce e nobile a più riprese.

Oggi il Nettare degli Dei, un vino dal colore giallo intenso con riflessi dorati, è, per noi, una bevanda deliziosa da fine pasto; da gustare con dolci di pasta di mandorle o con i fichi secchi “dottati” della Calabria, accompagna maestosamente il panforte di Siena ed esalta il sapore dei formaggi cremosi o piccanti a pasta dura. Una gemma enologica dal sapore intenso e persistente con forti sentori di zagara e frutta, dal gusto caldo ed elegante, con note di fichi miele e mandorle, complesso al primo palato ma con un retrogusto leggermente speziato e pulito.

Un vino prezioso tanto per il suo gusto quanto per la rarità dei suoi vigneti. Infatti, ha un uva difficile da riprodurre in altri ambiti territoriali, perché la pianta  non attecchisce ovunque. Molti tentativi sono stati fatti in tal senso,  dai migliori esperti in materia, che però non hanno saputo ricreare quelle condizioni pedoclimatiche che sono particolari dei paesi di Bianco e Gerace,  dove i vigneti esistono da secoli.

Il terreno che li ospita, di fine argilla bianca, durante le torride estati, riesce a trattenere una quantità di umidità appena sufficiente per permettere alle viti di produrre gli acini.  I vitigni,  posizionati quasi a ridosso della costa, sono ventilati da brezze marine quasi incessanti e sfruttate intelligentemente  dall’esperienza secolare dei coltivatori bianchesi che sono arrivati nel tempo, all’elaborazione di metodi di coltivazione e di pota, unici in Calabria.

Insomma, Il Greco di Bianco è un vino speciale, molto longevo, che può essere conservato anche 10 anni in cantina, coricato affinché il tappo non si asciughi e al buio. Non può essere messo in commercio se non dopo un anno dalla sua vendemmia, ma raggiunge il suo gusto ottimale dopo 5-8 anni e dovrebbe essere gustato in calici a tulipano a 10-12 gradi. Gli acini da cui deriva vengono appassiti su graticci di canne o su essiccatoi ad aria forzata per 8/10 giorni, in modo da concentrarne gli zuccheri, fino a quando non si è registrato un calo minimo di volume del 35%. Raggiunta la gradazione minima di 17° C, viene immesso in commercio, nella caratteristica bottiglia arrotondata, la “pulcianella”.

Vino considerato dolce, ma dalla carica zuccherina gentile, che non deve mancare sulle tavole importanti e nelle occasioni indimenticabili, ha tutto il sapore della nostra bella terra e della sua parte nobile. Il Greco racchiude la forza e il carattere calabro: dolce al palato ma deciso e intenso.